Cascina Langa

La memoria di Cascina

Come cascina agricola nasce circa 200 anni fa, i suoi possedimenti erano enormi, nel tempo furono suddivisi e venduti ed ora è proprietaria di colline tutt’intorno, decorate da alberi di noccioli coltivati biologicamente dal 1999, da boschi orti e frutteti. Questo paesaggio di Langhe è rimasto molto simile rispetto a decine di anni fa. Qui le coltivazioni di uve non sono che rade, e di conseguenza il suo paesaggio risulta autentico.

 

Come cascina agricola nasce circa 200 anni fa, i suoi possedimenti erano enormi, nel tempo furono suddivisi e venduti ed ora è proprietaria di colline tutt’intorno, decorate da alberi di noccioli coltivati biologicamente dal 1999, da boschi orti e frutteti. Questo paesaggio di Langhe è rimasto molto simile rispetto a decine di anni fa. Qui le coltivazioni di uve non sono che rade, e di conseguenza il suo paesaggio risulta autentico.


“Chi non è stato mai a Cascina di Langa vuol dire che di queste langhe lui non può parlare (…) Se è destino che io torni borghese e faccia onesti soldi (…) ci passerò tre mesi d’ogni anno che mi resterà … altrimenti ci verrò da solo, a piedi, una volta all’anno, un giorno qualsiasi d’inverno, e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco le cose i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale giornata dell’inverno 44-45 … ogni inverno ci verrò, come a un anniversario, fino a quando non sarò così vecchio e stanco da dubitare per un momento che un giorno, da queste parti, io vi abbia tanto camminato e combattuto. E questo mi avvertirà che il prossimo inverno non potrò risalire a toccare i muri della vecchia Langa e riconoscere la cuccia che fu della lupa…"

Beppe Fenoglio / appunti partigiani 44-45
scrittore albese, di Cascina Langa dove trascorse il suo esilio nell’inverno 44-45. 
Sede dei partigiani del famoso Comandante Nord.
Rifugio e ristoro di decine di combattenti partigiani.


La storia nella memoria letteraria

Partirono. Per l’oscurità e le cautele impiegarono più di un’ora ad arrivare a veder la cresta. In repentinità quasi di miraggio, massima e stregata, apparve la grande cascina solitaria sulla cresta, con lumi e fessure delle sue impannate scassate. Salirono d’un altro po’ ed allora esplose la voce della cagna lupa”.

Era novembre, adesso è aprile. Eppure, dopo settant’anni – alle due di un pomeriggio di una finta primavera – la nebbia sembra quasi non essersi mai dissolta da allora. I settecento metri della cascina di Langa tra Benevello e Trezzo Tinella ti accolgono dentro quello che Paolo Conte potrebbe chiamare un bicchiere di acqua e di anice. Un lenzuolo bianco nasconde l’arco alpino, i noccioleti e le vigne, che di quelle mille e mille gocce di vapore fresco – prima di restituirtene il sapore in un bicchiere – si nutrono. Non c’è traccia della val Tanaro né della val Bormida, stese ai lati di quel crinale così prezioso proprio perché permetteva di osservare i movimenti sia dalla parte di Alba che da quella di Asti...